‘Dieci dita’ – Claudio Baglioni al Parco della Musica

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‘Accorrete pubblico, gente grandi e piccoli al suo numero magico’… Si intitola ‘Dieci dita’ la serie di concerti che Claudio Baglioni tiene al Parco della Musica a Roma, dal 25 dicembre al 4 gennaio. Sul palcoscenico della Sala Santa Cecilia il cantautore romano si esibirà con i suoi brani più famosi: ‘Notte di Natale’, quasi [...]

28 dicembre 2011

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thumbnail.aspx 5 Dieci dita   Claudio Baglioni al Parco della Musica

‘Accorrete pubblico, gente grandi e piccoli al suo numero magico’… Si intitola ‘Dieci dita’ la serie di concerti che Claudio Baglioni tiene al Parco della Musica a Roma, dal 25 dicembre al 4 gennaio. Sul palcoscenico della Sala Santa Cecilia il cantautore romano si esibirà con i suoi brani più famosi: ‘Notte di Natale’, quasi d’obbligo visto il periodo, ‘Questo piccolo grande amore’, ‘Sabato pomeriggio’, ‘Mille giorni di te e di me’, ‘Acqua dalla luna’, ‘Io sono qui’ e molte altre canzoni vecchie e nuove. Le dieci dita sono quelle che si posano sulla tastiera del pianoforte o sulle corde della chitarra: le note, come le parole, fluiscono dalle mani e raccontano storie. La materia grezza ha bisogno di una forma per esprimersi, come la musica e le parole per fermare il pensiero di un attimo. Lo scorso anno, Baglioni, al concerto romano in Via dei Fori Imperiali, accolse il 2011 con ‘La vita è adesso’. Al debutto del nuovo, possiamo dire lo stesso: la vita è ancora adesso, in ogni momento, giorno, inizio.

“Acqua dalla luna”

‘Volevo essere un grande mago

incantare le ragazze e i serpenti

mangiare fuoco come un giovane drago

dar meraviglie agli occhi dei presenti

avvitarne il collo e toglierne il respiro

un tuffatore in alto un trovatore perso

far sulla corda salti da capogiro

passare muri e tenebre attraverso

come un cammello entrare nella cruna

librarmi equilibrista squilibrato

uno che sa stralunare la luna

polsi di pietra e cuore alato

E stupire tutti quelli

che non sanno la fortuna

che non hanno mai una festa

i tristi e i picchiatelli

io lasciavo a casa un figlio

gli occhi dietro la finestra

un saluto nel berretto

e non usci un coniglio

Accorrete pubblico

gente grandi e piccoli

al suo numero magico

vedrete

mille e piu’ incantesimi

piano non spingetevi

costa pochi centesimi

Volevo diventare un pifferaio

stregare il mondo e ogni sua creatura

crescere spighe di grano a gennaio

sfidar la morte senza aver paura

mettere la testa in bocche di leoni

un domatore vinto un cantastorie muto

far apparire colombi e visioni

l’uomo invisibile l’uomo forzuto

lanciar coltelli e sguardi come gelo

saper andare in punta delle dita

uno che si getta a vuoto nel telo

del lungo inverno della vita

E portare sopra un carro

elemosine di cielo

tra silenzi d’ospedale

e strappi di catarro

io restavo zitto al fianco

quando mamma stava male

e sembrava Pulcinella

dentro il pigiama bianco

Accorrete pubblico

gente grandi e piccoli

al suo numero magico

vedrete Cucaio

mille e piu’ incantesimi

piano non spingetevi

costa pochi centesimi

Se sapessi un di’

innamorarmi di quelli che

non ama nessuno

se potessi portarli li’

dove il vento dorme

se crescesse acqua dalla luna

se crescesse acqua dalla luna’.

Manuela.

Scritto da Manuela

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