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Musica liquida
La musica del XXI secolo è liquida, come la società. Il concetto di società liquida è stato elaborato da Z. Baumann che descrive la società post-moderna come un ‘esercito di consumatori senza punti di riferimento che, con insicurezza, arrancano, cercando il consenso del gruppo di appartenenza’. Tutto è liquido, tutto è solubile, senza confini e [...]
22 gennaio 2012
La musica del XXI secolo è liquida, come la società. Il concetto di società liquida è stato elaborato da Z. Baumann che descrive la società post-moderna come un ‘esercito di consumatori senza punti di riferimento che, con insicurezza, arrancano, cercando il consenso del gruppo di appartenenza’. Tutto è liquido, tutto è solubile, senza confini e senza identità?. Questo viene da chiedersi. Ed è così anche per la musica?. Il fatto di poter scaricare e ascoltare un brano musicale, ovunque ci si trovi, ha reso la musica accessibile, sempre. Le nuove tecnologie hanno permesso la pratica illimitata dell’ascolto musicale e ciò non stupisce, dal momento che l’illimitatezza è la condizione ambita, la musica, in questo caso, soltanto un modo per farne pratica. Come se, invece di partecipare al mondo con il sentire, con il sentimento, si avesse bisogno di un apparato tecnologico in grado di connettere gli individui con ciò che li circonda. Sbaragliare ogni ostacolo che si interpone tra le persone e il loro desiderio momentaneo, questo è il punto. Scaricare musica, film, essere sempre connessi, avere la sensazione di superare i propri limiti, questa sembra essere la meta. L’ascolto della musica c’entra con l’affievolimento della capacità di percepire il mondo. Per sentire un brano, non solo con le orecchie, ma interiormente, bisogna connettersi con se stessi. Poi, cercarlo. Come quando si andava al negozio di dischi. Frugando tra le nuove uscite, trovavamo la traccia che stava parlando ai nostri sensi. E, accesi d’entusiasmo, avevamo la netta sensazione di aver scovato, nei versi e nell’armonia, una verità inestimabile. Questo modo di fruizione influiva su chi faceva musica, che era per l’ascolto e non un pretesto per utilizzare la tecnologia fagocitando la creazione artistica nella durata di un download. Infatti, sempre più cantanti, oggi, pretendono che i loro nuovi dischi vengano pubblicati anche in vinile. Non è nostalgia, perché una canzone trasformata in bit è opera smaterializzata, non più dell’artista o destinata all’ascolto. Un brano poggiato su un giradischi, invece, ci racconta di più. L’arte ha bisogno di una forma, forse, come la liquidità della musica contemporanea ha bisogno di confini, della possibilità di identificare l’origine e di delimitarne la fruizione nello spazio e nel tempo. Così come i sensi hanno bisogno del corpo per entrare in contatto con in mondo.
Manuela.













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