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Perchè Sanremo è Sanremo…
E’ abitudine parlar del tempo, in situazioni che richiedono un po’ di formalità e qualche parola di circostanza, appunto. In ascensore, ad esempio, sono provvidenziali i cambiamenti climatici che negli ultimi anni interessano il globo. ‘Oh!, che caldo’, quando fa caldo, ‘Oh! che freddo’, quando fa freddo’, sono frasi che riempiono un silenzio condivisibile e, [...]
12 febbraio 2012
E’ abitudine parlar del tempo, in situazioni che richiedono un po’ di formalità e qualche parola di circostanza, appunto. In ascensore, ad esempio, sono provvidenziali i cambiamenti climatici che negli ultimi anni interessano il globo. ‘Oh!, che caldo’, quando fa caldo, ‘Oh! che freddo’, quando fa freddo’, sono frasi che riempiono un silenzio condivisibile e, a volte, giusto, ma che ad alcuni imbarazza. Forse, ora il tempo potrebbe essere spodestato, essendo l’argomento più gettonato in situazioni convenzionali, dal Festival di Sanremo. Ma va da sé che l’utilizzo del secondo argomento è circoscritto alla durata del Festival, e non va bene in piena estate o in autunno. E poi trattare un tema dal punto di vista personale potrebbe far scaturire una dinamica di relazione vera… Comunque, ora è il tempo che fa parlare di sé. Grandi città come Roma, deserta e silenziosa sotto la fioccata, trasformate in paesoni di provincia. Perché nei paesi è così che succede quando nevica. Il Festival e la neve ci potrebbero portare indietro nel tempo, quando si stava in casa se faceva freddo. E poi, si guardava il Festival, perché la tv contribuiva a farci sentire tutti italiani. Forse l’Italia è rimasta indietro, senza accorgersene o ignorando per comodità la necessità di tenere il passo con i tempi. Per sentirci italiani dobbiamo guardare tutti la tv? Per pensare tutti allo stesso modo, dove l’importante è pensare tutti allo stesso modo e non la tv, poiché si possono avere punti di vista diversi anche guardando lo stesso programma. Insomma, come se il cambiamento culturale fosse una minaccia. Che poi significherebbe dar voce e quindi rendere ufficialmente esistente ciò che già c’è. Nel nostro Paese ci sono ormai molte culture che convivono e modelli e stili di vita del tutto diversi da quelli che vigevano sessant’anni fa, più o meno quando è nata la tv. Pare che, per sentirci italiani, dobbiamo tramandare in eterno i vizi e non le virtù che ci definiscono. Come se fosse ancora impossibile il fatto di poter brillare di luce nostrana e non grazie a qualche aiuto straniero. Così i mali del nostro paese pare servano per definirci, avendo in molti già rinunciato a un po’ di dignità. Privilegi, favoritismi, clientelismo, mafia e poi il bene individuale a scapito di quello altrui; meschinità, vigliaccheria, questi i difetti del popolo italico. Arrivare primi in spiaggia, al semaforo, dappertutto, scavalcare chiunque per primeggiare. ‘Lei non sa chi sono io’, era il motto dei ducetti del reame familiare, ‘forti’ della compassione di mogli rassegnate e sottomesse, ora scaduto e trasformato in oggetti di consumo da sfoggiare come status symbol, moglie compresa. Nel tempo che fu ci si doveva sposare e fare figli, ora si è imparato che per stare insieme ci vuole l’amore, sentimento per cultura poco praticato, quindi ancora da esplorare. Imparare l’amore ha degli effetti sulla vita individuale, ma anche collettiva, poiché sviluppa il sentimento di vera solidarietà e la capacità di donare se stessi, la propensione a collaborare. Forse, al Paese sarebbe utile imparare l’amore, coltivando questo sentimento politico, cioè che ha effetti rivoluzionari perché sostanzia le relazioni interpersonali, dunque agisce a livello sociale e politico, appunto. Quest’anno la sfida potrebbe essere guardare il Festival di Sanremo, cioè qualcosa che si ripete, con occhi diversi. Questa la sfida, oltre a tutte le altre che il Governo ci invita ad affrontare. Per abituarci a riflettere sulle nostre tradizioni e modi di pensare noi stessi e la realtà che vogliamo creare. Cosa tenere, cosa lasciar andare? Ci teniamo il fatalismo, l’arrendevolezza, semplice e genuina nei confronti del tempo e lasciamo andare la rassegnazione alla ‘medietà’, per puntare al livello medio-alto per quanto riguarda la qualità della nostra vita. Ricomincia Sanremo, ci saranno delle novità canore che ‘non sono solo canzonette’, potrebbe essere un bene ascoltarle per pensare a come vorremmo vivere il nostro amore, quello che abbiamo dentro di noi.
Manuela.













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